Un palloncino contro la maschera
Festa al circolo di Candeli.
Da molto tempo non ci andavo. Intorno a me, al ritmo della musica, molti ragazzi e ragazze. Più giovani di quelli che ricordo io. Ma certo… sono io che sono un po’ più vecchio adesso rispetto alla media dei presenti. Già, i primi capelli bianchi e la stempiatura sono lì a ricordarmelo!
Ma non è solo questo, non solo una differenza di età, di anni di nascita, no c’è qualcos’altro che differenzia questi ragazzi da quelli che ricordo io.
Sposto lo sguardo attraverso le luci psichedeliche, mentre la voce rauca di Vinicio fa danzare i miei pensieri assieme a quelli di chi mi è attorno e l’alcool li mischia in un’amalgama pulsante.
Cosa avete ragazzi miei? Sembra vi abbiano vestito in camice di forza, le braccia strette da cinghie tirate.
Contenzione firmata Prada, Fendi, marche ricercate. Trucchi pesanti sul viso, gelatine rigide come membri in preda all’orgasmo, vestiti buoni per la domenica da sfoggiare con maliziosa pacatezza.
Atteggiamenti da adulto, in corpi da sviluppare, mascherature di un mondo in competizione, tirate a lucido per il carnevale della vita.
Cazzo, penso, anche qui? In una serata di svago? Questi giocano da grandi, rilanciando alla cieca sugli ideali?! Ma allora stiamo proprio alla frutta!
Poi, come d’incanto, dal soffitto piovono palloncini. Pochi, bianchi, palloncini ad aria.
Ed il gioco si impadronisce di quei grandi bambini che rimbalzano al ritmo della musica.
Un palloncino contro la maschera da adulto. Un gioco per farci ricordare chi siamo. Un gesto semplice della mano, far rimbalzare il palloncino in aria, più in là, verso gli altri, invisibile e leggero legame tra di noi.
Che gioco ragazzi! Ma allora un cuore batte ancora sotto quello strato di cerone che cola assieme al sudore! Ma allora c’è davvero modo e voglia di divertirsi ed esprimere la propria felicità! Di fare un sorriso disinteressato!
Un palloncino contro la maschera. Il gioco da adulti si infrange contro la parete dell’ingenuità. Un nuovo gioco sposta l’attenzione verso se stessi e gli altri.
Qualcosa d’inconsueto, come neve in città, distrae dalla continua competizione della vita. E’ il bambino soffocato troppo in fretta che urla il suo giubilo nel vedere, ancora, un palloncino. Cazzo capite? Un palloncino gonfiabile!
Non dimentichiamoci di farli volare. E divertirsi a rincorrerli e lanciarli in aria! Verso gli altri…
| Stampa l'articolo | Questo articolo è stato pubblicato da Filippo Canzani il 26 ottobre 2008 alle 20:05, ed è archiviato come Pensieri. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso RSS 2.0. Puoi pubblicare un commento o segnalare un trackback dal tuo sito. |


circa 1 anno fa
E’ una riflessione piuttosto universale, che a tutti capita di fare ogni tanto .. ma io mi chiedo, siamo sicuri che anche noi non giocassimo a fare i grandi, che i nostri genitori non lo facessero, che tutti in quella fase della vita non giochino a farlo?
Forse lo scalino generazionale si inizia a notare …
circa 1 anno fa
Certo questo è innegabile… anche secondo me un po’ tutti, chi più chi meno, chi in un modo e chi nell’altro, abbiam giocato al gioco dei grandi.
E’ il modo di farlo che mi ha colpito, associato poi alla trasformazione dei volti, una volta messisi a giocare con quei semplici palloncini! Gesti semplici che, ti accorgi, fan parte dell’essere molto più di tutta la costruzione che innalziamo attorno!
Attitudini che poi, quasi senza volerlo, vengono fuori all’improvviso…