Ai tempi, non troppo remoti, dell’offensiva in Iraq (la “Seconda guerra del Golfo”) aderii alla campagna di Emergency in cui si chiedeva di esporre una pezzuola bianca come segno di pace.
Dalla vecchia divisa bianca da soccorritore strappai un pezzettino di stoffa e lo misi allo zaino.
Il clamore su quella guerra è poi passato. La guerra in sé no. Non quella guerra.
Non solo! Ma a quella si sono aggiunte in questi pochi anni molte altre guerre. Si sente dire che ne iniziano di nuove. Raramente di sente poi parlare della loro fine.
Ieri sera, ho preso lo zaino dalla plancia del motorino e col solito, usuale, scontato, quasi istintivo gesto, me lo sono messo sulle spalle per compiere il tratto di strada che separa il parcheggio dei motorini dal luogo in cui lavoro.
Con la coda dell’occhio ho osservato la breve scia lasciata dalla pezzuola che, ormai nera di polvere, sporco e rabbia, seguiva il movimento arcuato dello zaino che si appioppava sulla mia spalla destra.
Ho pensato che dal 2003 quella pezzuola è sempre lì legata con strenua tenacia al cordino dello zaino. Da ormai quasi sei anni, ogni giorno, ogni notte, in ogni momento manifesta il suo bisogno di pace. Dichiara a spron battuto la sua volontà di silenzio. Silenzio dalla guerra, dalla violenza espressa in ogni sua forma, dalla negazione dei Diritti Umani, dalla volgarità e dalla confusione.
Mentre andavo a lavoro, con la mia pezzuola sulle spalle, mi chiedevo: arriverà mai un giorno in cui potrò slegarla da lì e gettarla via?!
| Stampa l'articolo | Questo articolo è stato pubblicato da Filippo Canzani il 14 gennaio 2009 alle 10:04, ed è archiviato come Pensieri, Società & Politica. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso RSS 2.0. Puoi pubblicare un commento o segnalare un trackback dal tuo sito. |


circa 1 anno fa
Non sappiamo se quel giorno arriverà ma è bello sperarci… e continuare – nel nostro piccolo – a lottare per esso!