Un collage di cieli
Da due giorni ho cominciato a fotografare il cielo. Mi sono accorto che in molti dei miei scatti l’azzurro, il blu, il magenta, il giallo, il grigio, il bianco dei cieli rivestono spesso i famosi 2/3 della posa. Tra terra e cielo, scelgo quasi sempre di riprendere più cielo, relegando corpi, facce, elementi architettonici, paesaggi, al terzo inferiore dello scatto.
Trovo che il cielo, così come il mare, racchiuda nella sua immensa distesa il fascino delle cose grandi. Non quella grandezza sfrontata e pesante che spesso rincorriamo in simboli fallaci, ma la grandezza naturale di ciò che sempre è stato e sempre sarà. La vastità che aiuta a comprendere il proprio spazio nel mondo, che spinge a capire come noi Uomini siamo in realtà piccoli, nonostamte le nostre smanie di grandezza. Cielo che non a caso è per molte mitologie religiose simbolo di divinità, meta da raggiungere.
Guardo al cielo e guardo al mare, quando ho bisogno di concentrarmi su me stesso. Specchi infiniti per l’enormità di un animo.
Se non è possibile intrappolare l’alito dello spirito (cheché ne dicano i Masai del Kenya), almeno provo ad immortalare lo specchio che sempre ho a disposizione ogni giorno, che la Natura, tramite i miei occhi, mette a disposizione sopra ed intorno a me.
Ecco perché ho deciso di fotografare il cielo. Possibilmente uno al giorno. In momenti casuali della giornata. In posti diversi a seconda di dove mi muovo. Ho dedicato una galleria di Flickr a questi cieli. Quando saranno un numero sostanzioso, vorrei creare la rappresentazione di uno di questi cieli, magari quello che più piace a chi si trovasse a guardare questa distesa di cieli e nuvole, attraverso un collage di tutte le pose collezionate nel tempo.
Follia?!
Probabile….
| Stampa l'articolo | Questo articolo è stato pubblicato da Filippo Canzani il 9 giugno 2009 alle 23:20, ed è archiviato come Un po' un diario. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso RSS 2.0. Puoi pubblicare un commento o segnalare un trackback dal tuo sito. |



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