Tutto iniziò (o finì) con la laurea
Alla fine è successo. Rapidamente. Molto, quasi troppo velocemente, in relazione al tempo che c’è voluto per arrivare a questo traguardo. La laurea. Sei anni e tanta voglia di crescere.
Tutto si risolve nel giro di dieci minuti in cui ti costringono a spremere l’argomento della tesi, centrifugarlo in poche slide colorate e, possibilmente, accattivanti-ma-non-troppo. Dieci minuti che sembrano un secondo, in cui passi lo sguardo dal computer ai membri della commissione, alti e neri come corvi sui loro scranni di legno. Le parole escono dalla bocca come fossero recitate da un attore di B-Movie, tante le volte che hai ripetuto quel canovaccio.
A quanti minuti sarò? Questa l’unica preoccupazione che ti spingono ad avere. Quanti minuti vale il mio lavoro? Cerchi di cogliere il tempo dallo sguardo degli astanti. Davanti ci sono solo dodici cronometri che segnano un tempo invisibile. Il tempo. Possibile che, alla fine della carriera universitaria, sia tutta una questione di tempo?
E poi gli applausi, ma solo alla fine, dopo la dichiarazione del voto. Schierati come davanti ad un muro, in attesa della fucilazione. L’ultimo desiderio?! Evaporare da li, uscire da quell’abito impomatato gessato scuro.
“Per i poteri conferitimi…” ma quanto ti piacerà conferire quelle parole? “Poteri”. Poteri?! Ma quali poteri?? “Vi nomino dottori in Medicina e Chirurgia”. AAAh! Che bello! Finalmente! “Devo però ricordarvi che non potrete esercitare fino al superamento dell’Esame di Stato”. Ah ecco. Mi pareva strano! Un altro esame per acquisire la “licenza d’uccidere”. Tanti piccoli aspiranti 007 della salute.
Adesso almeno dai… Applausi!
E poi fotografie, flash, corone d’alloro, cori, abbracci, bevute. E poi, e poi….
Benvenuto nel mondo della medicina.
