Estremamente logorroica. O no?!
Nel reparto di medicina interna dove sono stato il mese precedente avevano un’utile abitudine. Stilare quotidianamente dei “rapportini” per ogni paziente, in cui vengono riassunte le caratteristiche salienti in merito all’orientamento diagnostico, gli esami da fare ed in corso ed altri dettagli utili per snellire le consegne al cambio turno.
E’ così che un lunedì mattina, arrivando in reparto dopo il fine settimana, vedo che alla 30/2 era arrivata una nuova paziente. Lucia. “Episodio di sincope post-prandiale” diceva il rapportino. Così abbottono il camice raggrinzito dalla settimana precedente e mi avvio verso il corridoio lucido di linoleum in direzione della sua camera.
Mi affaccio alla porta della camera ed al secondo letto, quello prospiciente l’ampia vetrata, vedo una signora dai capelli biondi, raccolti in una crocchia, vestita con una bella vestaglia di seta di un celeste molto chiaro.
“Buongiorno” dico montando un sorriso che non si addice al mio essere a quell’ora di mattina. “Dottor tal dei tali” mi presento andando verso il suo letto, col sorriso ben incastonato tra i denti. Lei si volta lentamente, mostrandomi due occhietti del medesimo colore della vestaglia.
“Buongiorno a lei” risponde Lucia con fare incerto. Ci mettiamo a parlare del più e del meno. Perché sia giunta lì è sempre un buon argomento per cominciare le conversazioni, ho notato. Mi interesso di come stia, di cosa sia preoccupata e scopro subito che è spaventata dagli ospedali, dalle medicine e da quanto altro di meglio la classe medica ha da proporre.
“Pensi, non ho mai preso un farmaco in vita mia!” afferma con un misto tra convinzione e provocazione.
“Beh, forse è qui proprio per questo!” le rispondo con non troppa convinzione che spira tra le corde vocali.
“Eh, chissà, potrebbe essere l’ora di cominciare…”. Mi chiedo se si prenda gioco di me.
La conversazione va avanti finché non vengo richiamato “all’ordine” da un mio collega di tirocinio che mi invita a prender parte ad un aperitivo a base di ECG presso un’altra stanza. Saluto la signora e noto che nella sua stretta di mano adesso c’è più confidenza.
Ripasso da lei a fine mattinata e mi domanda inorridita cosa sia una scintigrafia miocardica, il primo dei giochi propostole dalla primaria. Benvenuta nel parco dei divertimenti. E non si paga neppure il biglietto! Mentre mi arzigogolo in fantomatiche spiegazioni circa il ruolo dei radio-nuclidi, di come il danno che esercitano sia paragonabile a non so quante migliaia di giornate di esposizione al sole – quindi praticamente innocui – di come si veda il cuore con questo esame e perché la boss gliel’abbia indicato, arrivano i suoi familiari. Una piccola tribù di ansiosi. Li saluto con garbo e mi dileguo.
Mentre saluto gli specializzandi e mi tolgo il vestito in maschera, penso alla povera Lucia in balia dei camici bianchi, alla sua ansia ed ostilità nei confronti della scienza medica; penso all’angoscia della figlia ansiosa (oltre che ansiogena) che ha fatto chiamare l’ambulanza, costringendo la mamma ad un ricovero per lei forzato. Il TSO della paura, la commedia degli inganni.
La mattina dopo torno in reparto, stampo il nuovo rapportino, lo scorro leggendo le novità come fosse il quotidiano nazionale, e alla 30/2 leggo, più o meno testualmente “… paziente estremamente logorroica … poco compliante alla terapia …”.
Mi ha fatto molto pensare quel termine usato da chi ha stilato quel rapporto: logorroica. Estremamente!
Certo, logorroica lo è, ma perché?! Forse per la paura di essere lì, circondata da sconosciuti, in un ambiente che ritiene ostile, nonostante capisca che è lì per il “suo bene”?!
I pazienti, le persone non sono, ma appaiono. Appaiono ad altre persone, i medici, gli infermieri, i sanitari che li hanno in cura. Ed appaiono in base a quel che mostrano a chi li osserva. E l’osservatore ci mette del suo nell’interpretare quel che vede, in base al proprio carattere, al suo vissuto, alla contingenza. Ecco quindi che un meccanismo di difesa di una donna ansiosa è avvertito come disturbo dal medico che la segue; esso ci tiene infatti a mettere in luce la logorrea, qualcosa che può essere di impedimento al “corretto” svolgimento delle operazioni, piuttosto che un disturbo della signora, di cui il troppo parlare è solo una conseguenza. Ecco quindi che la signora Lucia appare ad occhi ed orecchie diversi come una persona differente: da una parte la Lucia debole e bisognosa di attenzione, dall’altra quella che crea difficoltà, con cui è difficile lavorare.
Come sempre, credo che la verità stia nel mezzo o, in questo caso, comprenda ambedue questi aspetti e molto altro ancora…
PS. Al termine del periodo di ricovero la signora mi ha chiesto di andare un giorno a pranzo da loro. E ora che faccio?!!
