Pensieri
Solo coi propri demoni
20 giu
Demoni mordono la pancia, sbranano le membra, scolpiscono la mente con scalpelli arrugginiti, incidono la pelle del viso, sgretolano le ossa con mani di tenaglia. Il corpo si agita convulso, non trova pace, la mente tenta di fuggire, il pensiero barrisce sollevando una proboscide di incomprensione, galoppa al ritmo forsennato del cuore, ma viene catturato da reti di languore e torna al presente; cerca di fuggire e viene ripescato; boccheggia il pensiero. Come un tuffatore le braccia protendono verso il vuoto dell’ignoto, tentano di afferrare un appiglio immaginario, un punto fermo nel mare in tempesta del dolore. Distress, delirio agitato Continua >
Good bye 2009
31 dic
Ciao 2009. Sei stato un anno strano, ricco di cambiamenti, cose nuove, cose belle e meno belle. Insomma una parte di questa vita, come tutti gli altri anni, messi nella cantina dei ricordi. No, non voglio sminuirti, rispetto agli altri anni hai portato il tuo carico variopinto di novità, ma anche tu, come tutti i tuoi predecessori siete, assieme a noi che dipingiamo il vostro vissuto di attimi, parte di un ciclo che fa il suo percorso. Quindi ciao e grazie.
E ben venuto al prossimo 2010. Che sia un anno di silenzi. E mentre pensiamo a come passare queste ultime Continua >
14 dic
Ieri un perfetto sconosciuto (che tale lo era appunto fino a ieri sera, quando le diverse testate giornalistiche – o sospette tali – hanno cominciato a raccontarci i più sordidi particolari sulla sua vita, tanto che oggi a tutti pare di aver passato almeno un’ora in compagnia di questo Tartaglia) pare aver tirato una statuetta souvenir in testa all’attuale Presidente del Consiglio. Oggi su diverse piattaforme mediatiche leggo i più disparati commenti. In una carambola di emozioni, quelli che prima gridavano al giustizialismo, difendendo una sporca malafede, adesso invocano la giustizia per uno scempio subito, mentre quelli che inneggiavano ad Continua >
Una mattina
12 dic
Steve Von Till cicla accordi di chitarra acustica dalle casse, mentre sorseggio un caffè ormai troppo tiepido per poterlo definire buono. E mi accorgo che è proprio il gesto di cui ho bisogno. Non il sapore, o meglio non solo, ma proprio l’idea di prepararlo questo caffé, di sentirlo gorgogliare nella moka, e poi di buttarlo giù a piccoli sorsi, dolce di zucchero. E’ come aprire la finestra su un nuovo giorno. E respirare l’aria densa di ignoto. L’ignoto del futuro e delle aspettative.
Sogno di una notte di mezz’estate cittadina
15 ago
I fari marciano al ritmo del vento Illuminando una strada di sputi e cemento.
Guido nella bonaccia di un deserto di città. Il semaforo in fondo alla strada strizza il suo occhio di vetro, come un vecchio pirata ricurvo sulla schiena che esegue una stanca posa da guercio. Posso passare. Non che ce ne sia bisogno, certo, la via è vuota. Un mare davanti, attorno a me. Le saracinesche si susseguono una dopo l’altra, chiuse, come balene dalle fauci serrate, a nascondere tesori fantasiosi. Il bollore che avverto sulla pelle, quello accumulato di giorno e restituito dall’asfalto, mi ricorda che sono Continua >
La medicina come un piatto. Da far scegliere?
24 lug
Dopo diverso tempo sono tornato in un reparto di clinica medica. Più precisamente una terapia intensiva geriatrica. Passare dalla medicina palliativa per cronici alla medicina intensiva per acuti è stato un discreto sbalzo attitudinale. Un moderno reparto di terapia intensiva rappresenta secondo me l’apice di un certo atteggiamento che sembra investire la medicina dei paesi Occidentali. L’atteggiamento per cui, ad ogni costo, dobbiamo “guarire” fuggendo, come gazzelle inseguite dal leone, alla morte. Ed in questa mia riflessione mi limito agli anziani. La morte spaventa la società civile e, in quanto parte di essa ed in quanto “paladini della salute”, i Continua >
La poetica della vita
2 lug
Vorrei poter condividere la bellezza di un fiore. Un’orchidea, direte voi? (naaa… mi sa tanto di pinocchio!). Comunque sia no. Non un’orchidea, né una rosa né tanto meno una margherita. Ma un fiore di zucca! Ebbene sì, da topino di città quale sono mi sto accorgendo, con l’esperienza dell’orticello in terrazza, che la verdura non cresce sotto i neon dell’ipermercato. Non solo! Ma il frutto che compriamo in quello sterile quanto comodo luogo, è solo l’ultima parte di una tenue epopea di vita. Prendi la zucchina appunto. Buona sì, bellina pure se vogliamo. Buonissimi i fiori fritti. Ma non sapevo Continua >
Lettera ad un Vucumprà
25 giu
Vada (LI) Agosto 2005
Taaw du roote Ndianial wurus ndianial xaliis Taaw du roote Du ma ranian baay Tedda ci sama laluu yaay be nago yiere Io primogenita non porterò l’acqua dal pozzo Con una corona d’oro e d’argento sul capo Non porterò l’acqua dal pozzo. Non partirò col buio della notte, papà Rimango nel letto di mia mamma fino a che il sole arriva a colazioneSento ancora la tua voce baritonale uscire da quelle labbra scure, macchiate dai raggi del sole, sento il suono dei tamburi nelle tue parole, i ritmi di cieli lontanti, il battere di piedi sul terreno Continua >
Paradossi in rete
25 mar
La Rete ed i suoi meccanismi ci mettono talvolta di fronte a curiosi piccoli paradossi. Molti di noi conoscono ormai piuttosto bene gli artifici per cui, mediante il rilevamento di determinate “parole chiave” in una pagina WEB, alcune aziende di servizi possono mostrare pubblicità adeguate al “contenuto” della pagina su cui sono visualizzate, in modo da offrire consigli per gli acquisti il più possibile “personalizzati” e “gustosi”. Insomma, un po’ come avviene in TV quando durante una partita di calcio, che si presume vista prevalentemente da un pubblico maschile, mandano in onda spot di macchine, rasoi o dopobarba, durante i Continua >
Pensieri a spasso col cane
22 mar
Ci muoviamo come cani nello spazio verde di un aiuola. Sappiamo vedere il confine oltre il quale sono solo macchine a correre via?
Il puzzle della vita
17 mar
Una paziente stamani mi ha parlato di “frammenti della propria vita da rimettere insieme”. Un’immagine si è composta nella mia testa. Quella di lei chinata in terra a comporre un puzzle, i cui pezzi sono le sfaccettature della sua vita, i diversi aspetti di lei, i tasselli del suo vissuto.
Mi chiedo allora, non siamo forse tutti chini sul nostro puzzle personale? La vita, il nostro essere che la crea giorno per giorno (perché siamo noi a creare la vita, non il contrario!), non sono forse un grande puzzle?
Vedo i piccoli pezzi scomposti sul pavimento. Ciascuno di essi è in grado Continua >
Piccole riflessioni sulla Religione
4 mar
Dalle riflessioni sotto l’ombrellone alle riflessioni sotto il colonnato. Sarà che ultimamente mi capita spesso di pensare alla religione ed ai suoi risvolti etici. Sarà che Gaber suonato dalle cuffiette nell’orecchio è sempre un buono spunto. Sarà che il sottofondo del traffico nel viale smuove i pensieri come il moto di un mare oleoso di porto. Sarà quel che sarà, nel tratto di strada sotto i portici di Piazza della Libertà (il nome sarà propiziatorio?!) pensavo ancora alla Religione. O meglio alle Religioni in un senso più ampio.
Perché ho smesso di credere? Più precisamente. Ho mai creduto veramente? Si certo, Continua >
Pensieri fugaci
1 mar
Odio dimenticare i pensieri… dovrei ricominciare a scriverli da qualche parte, portandomi dietro un taccuino o qualcosa di simile. L’anno scorso lo facevo. Pensieri utili ad un certo tipo di “lavoro mentale” annotati su ogni tipo di fogliolino. Carta da pacchi, tovaglioli, fazzoletti, carta riciclata… il volume è un ampio spessore di annotazioni casuali che coprono, come una coperta di cellulosa, un arco di tempo lungo un anno. Poi ho smesso. Come se il resto delle riflessioni non fosse “utile”. Ma non è la massa dei pensieri che fa una vita?! Esistono riflessioni di serie A e B? Non è Continua >
Avete tutto il mio sdegno
6 feb
Amarezza. Rabbia. Perché questi signori riescono a tirar fuori il peggio di me? Vorrei vederli prendere fuoco sulle loro belle poltrone. Loro, alimentati da uno strizzone di tracotanza, combustibile per imbecilli. Vorrei vederli esplodere, macchiarmi pure del lurido delle loro interiora eviscerate. Vorrei vederli schiacciati come i diritti che essi stessi calpestano con sempre maggior violenza e sfacciataggine. Vorrei vederli liquefarsi come prodotti di scarto di un intestino diarroico. Vorrei abbattere i muri che innalzano. E sfondare quei loro crani rinfoltiti e colorati, ripieni di caramelle gommose, con i mattoni della loro ingordigia. Vorrei… vorrei questo e molto altro. Di Continua >
14 gen
Ai tempi, non troppo remoti, dell’offensiva in Iraq (la “Seconda guerra del Golfo”) aderii alla campagna di Emergency in cui si chiedeva di esporre una pezzuola bianca come segno di pace. Dalla vecchia divisa bianca da soccorritore strappai un pezzettino di stoffa e lo misi allo zaino.
Il clamore su quella guerra è poi passato. La guerra in sé no. Non quella guerra. Non solo! Ma a quella si sono aggiunte in questi pochi anni molte altre guerre. Si sente dire che ne iniziano di nuove. Raramente di sente poi parlare della loro fine.
Ieri sera, ho preso lo zaino dalla plancia del Continua >
Nebbia a Natale
25 dic
C’è una nebbia bassa e cadenzata stamani. C’è silenzio ora. Gli stomaci si riposano, le parole si preparano. C’è frenesia. L’aria è fredda e frizzante, come bollicine di spumante sulla lingua. Ci sono sorrisi, colori pastello, cappotti pesanti a giro. Ci sono rumori di passi, schiamazzi pochi, tacchi e scarpe di gomma che camminano. Si portano a spasso corpi truccati, profumi smagliati. Cani al guinzaglio. E sopportano il peso dei regali.
Ed io… non posso scrivere. Mi fanno correre. Portare regali.
C’è una nebbia bassa e cadenzata stamani. Ed io la seguo, al ritmo dell’illusione.
Impressionante lentezza
3 dic
Correre, più veloci, sempre più veloci. Fare presto, fare prima. Ci muoviamo spesso in maniera sconclusionata, ci affrettiamo alla continua rincorsa delle “cose da fare”. Ci creiamo continuamente mete da raggiungere. Bene. Ma di corsa. Male? Camminare permette di osservare, capire, farsi domande. Correre ci costringe invece a guardare attentamente davanti a sé, per non rischiar di cadere!
Questi pensieri si sono curiosamente incrociati poco fa mentre leggevo un po’ di storia della Fotografia. Un signore di nome Louis Daguerre, a cavallo tra il Settecento e l’Ottocento, ha inventato un sistema di esposizione fotografica che da lui prende il nome: dagherrotipo. Continua >
Soli, siamo?
19 nov
[...] E poi l’ultima tappa. Ma lei non c’è, un’altra ragazza ne ha preso il posto, e di colpo il mondo è solitudine, il successo di Bandini è vuoto, incompleto. Lei però deve saperlo. Se lei non lo viene a sapere, allora è come se non fosse successo [...]
Da “Chiedi alla polvere” di John Fante
E’ così vero… talvolta grandi entusiasmi sono polvere se non condivisi o non condivisibili! E’ come se l’evento non sia successo davvero. Il nostro personale successo resta come il fresco di una ventata ghiaccia nelle orecchie. Siamo animali sociali? Siamo così incompleti per noi stessi?! Soli, Continua >

