Pensieri

La poetica della vita

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Vorrei poter condividere la bellezza di un fiore. Un’orchidea, direte voi? (naaa… mi sa tanto di pinocchio!). Comunque sia no. Non un’orchidea, né una rosa né tanto meno una margherita. Ma un fiore di zucca!
Ebbene sì, da topino di città quale sono mi sto accorgendo, con l’esperienza dell’orticello in terrazza, che la verdura non cresce sotto i neon dell’ipermercato. Non solo! Ma il frutto che compriamo in quello sterile quanto comodo luogo, è solo l’ultima parte di una tenue epopea di vita.
Prendi la zucchina appunto. Buona sì, bellina pure se vogliamo. Buonissimi i fiori fritti. Ma non sapevo che oltre al fiore sulla zucchina, crescesse anche di per sé dalla pianta. E quanto grande potesse essere! E quanto giallo potesse apparire! E quanto bello, davvero bello potesse sembrare.
Mi son seduto sullo sgabellino rosso e credo di esserci rimasto per cinque minutini buoni buoni a guardarlo.  E per un poco, molto poco, non mi pareva di essere in mezzo al cementificio del viale di città. E per ancor meno mi è parso che tutto ciò di cui avessi bisogno fosse lì. Né più né meno.

La poetica della vita è racchiusa in questi piccoli messaggi.  Perché non riusciamo ad afferrarla?  Perché non la sentiamo? Corriamo, ci affanniamo, crediamo che… per cosa? Quando tutto il bello del mondo può essere in un fiore giallo di zucca!

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Lettera ad un Vucumprà

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Vada (LI)
Agosto 2005

Taaw du roote
Ndianial wurus ndianial xaliis
Taaw du roote
Du ma ranian baay
Tedda ci sama laluu yaay be nago yiere
Io primogenita non porterò l’acqua dal pozzo
Con una corona d’oro e d’argento sul capo
Non porterò l’acqua dal pozzo.
Non partirò col buio della notte, papà
Rimango nel letto di mia mamma
fino a che il sole arriva a colazione

Sento ancora la tua voce baritonale uscire da quelle labbra scure, macchiate dai raggi del sole, sento il suono dei tamburi nelle tue parole, i ritmi di cieli lontanti, il battere di piedi sul terreno polveroso al suono di quelle percussioni. Immerso in questa melodia, al caldo di un cielo nascosto ascolto le tue storie di re, principi, griot, spiriti del deserto e animali agli albori del  mondo. Sono storie già lette, ma davvero, solo suonate dalla tua voce acquistano l’incanto proprio delle favole.
Sono storie che parlano della tua cultura, del tuo popolo, delle tue credenze. Parlano della fierezza della gente, delle virtù degli uomini, dei loro ideali, destini e speranze.
Mi inchino idealmente mio Re. Ti offro la mia sigaretta in cambio della tua riconoscenza.
Sono un vostro suddito sire. Le lacrime evaporano con questo caldo. No, non sto piangendo. I cacciatori della savana non piangono di fronte al proprio sovrano.
Poi mi volto. Là, al sole trovo i tuoi paramenti. Solo un’enorme borsa ripiena di vestiti sgargianti ad appesantire la tua schiena provata. Nessun portatore per te. Le tue braccia ti fanno da servi. Le tue gambe magre il tuo destriero. Non oro, non perle né ossa abbelliscono i tuoi abiti. Solo la polvere fine della spiaggia ricama giochi sulla tua maglia.
Re della mia fantasia, un mondo tanto potente quanto vigliacco ha incatenato i tuoi avi, imprigionato i tuoi genitori in un carcere di miseria e fustigato te e la tua famiglia di menzogne e false speranze.
Ma non credere alla mia libertà. Anch’io sono prigioniero come te. Certo, la mia prigione è più bella della tua. Ma la realtà che vediamo, quella che viviamo, è filtrata dalle ombre che le sbarre proiettano sul pavimento della forma. La sostanza, è il cielo oltre le mura. Secondini senza nome la tengono al riparo dai nostri sguardi curiosi.
Un giorno usciremo sai?! E’ solo questione di tempo. Mentre aspettiamo che ci restituiscano la chiave.  Grazie! Grazie davvero Barah. Grazie per le tue storie, per la tua presenza. Grazie per la tua calma. Per il tuo sorriso che, nonostante tutto, c’è.
Ciao.

Paradossi in rete

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La Rete ed i suoi meccanismi ci mettono talvolta di fronte a curiosi piccoli paradossi.
Molti di noi conoscono ormai piuttosto bene gli artifici per cui, mediante il rilevamento di determinate “parole chiave” in una pagina WEB, alcune aziende di servizi possono mostrare pubblicità adeguate al “contenuto” della pagina su cui sono visualizzate, in modo da offrire consigli per gli acquisti il più possibile “personalizzati” e “gustosi”. Insomma, un po’ come avviene in TV quando durante una partita di calcio, che si presume vista prevalentemente da un pubblico maschile, mandano in onda spot di macchine, rasoi o dopobarba, durante i cartoni animati fanno vedere pubblicità di giocattoli e così via…

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Cosa succede però quando il meccanismo è del tutto automatico e non vi è alcun controllo delle informazioni, se non da parte di uno script?
Accade per esempio che accanto ad un video che spiega come fare per crackare un noto programma di videoscrittura, compaia proprio la pubblicità per l’acquisto dello stesso!
Come dire…. se non riesci a “bucare” il programma, ricorda che puoi sempre comprarlo! Evidentemente però se qualcuno visualizza quel video è proprio perché di comprare il programma non ne ha modo o voglia. Come se qualcuno si mettesse a vendere gioielli accanto ad una cassaforte mentre un gruppo di ladri tentano di scassinarla, no?!

Curiose alchimie da un mondo in cerca di se stesso.

Pensieri a spasso col cane

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Ci muoviamo come cani nello spazio verde di un aiuola. Sappiamo vedere il confine oltre il quale sono solo macchine a correre via?

Il puzzle della vita

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Una paziente stamani mi ha parlato di “frammenti della propria vita da rimettere insieme”. Un’immagine si è composta nella mia testa. Quella di lei chinata in terra a comporre un puzzle, i cui pezzi sono le sfaccettature della sua vita, i diversi aspetti di lei, i tasselli del suo vissuto.

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Mi chiedo allora, non siamo forse tutti chini sul nostro puzzle personale? La vita, il nostro essere che la crea giorno per giorno (perché siamo noi a creare la vita, non il contrario!), non sono forse un grande puzzle?

Vedo i piccoli pezzi scomposti sul pavimento. Ciascuno di essi è in grado di incunearsi solamente in specifici altri pezzi a lui complementari. Dall’alchimia geometrica di quest’unione prendono vita forme organiche. Solo una combinazione permette di strutturare un quadro degno di essere esposto. Il nostro personale quadro. Il nostro miglior ritratto.

Così come per un puzzle, giorno dopo giorno vi saranno parti di esso che si andranno componendo. Un angolo che va prendendo forma, il bordo che segue il suo decorso, una parte in mezzo di cui si intravede la costituzione ma che deve trovare una sua precisa collocazione…. sarà solo grazie all’unione dei pezzi giusti che i tasselli troveranno un senso nella loro incompiutezza.

Ogni tassello di questo grande puzzle è già Vita. Sta a noi unirli assieme, come bambini gelosi del loro ultimo giocattolo.

Non è facile, certo! Vanno prima di tutto cercati. Poi analizzati e compresi. Dopodiché occorre trovare il tassello che si combini in maniera univoca con l’altro. E così via… provando, sbagliando, riprovando… Il gioco è reso più difficile dal fatto che non abbiamo la scatola d’esempio che ci mostra l’immagine finale! Il disegno lo dobbiamo trovare dentro di noi!
Se i singoli pezzi di questo enorme gioco sono Vita, il puzzle completo, la sua rappresentazione, penso possano essere il senso che diamo ad essa!

Mare di notte

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Ti guardo, seduto nella penombra della terrazza. Ti cerco con lo sguardo, perso nel buio oltre la scogliera.
Non ci sei. T’hanno cancellato??

Il tempo è passato anche oggi con la sua cimosa sporca di secoli ad annullare i colori di un altro giorno. Ha steso ancora una volta il lenzuolo della notte sulla tua pelle per coprirne l’intima trasparenza.

Ed io sto qui ad osservarti, mare che non esisti. E’ buio lì, solo poche luci brillano sospese in aria, tremanti lumicini che ballano nel vento. Ma tu non ci sei. Non esisti per la limitata sensibilità del mio sguardo.

Forse sei lì tranquillo ad accogliere nel tuo grembo vite marine dalle mutevoli forme; stai cullando il sonno di qualche peschereccio o deliziando col tuo canto l’atto sublime di amanti nascosti. Starai carezzando gli scogli, modellando la loro sagoma con atto da ispirato scultore di forme fantasiose? O li stai schiaffeggiando con forza, punendoli per il loro ostacolare il tuo moto perenne? Può darsi che, incurante del vento che increspa la tua pelle e delle navi che, come zanzare fastidiose ti pungono con proboscidi di metallo, tenti di specchiare la rugosità di quella luna che illumina le nostre fantasie.

Non so cosa tu stia facendo; ma so che ti sto guardando mare che non ci sei più. Spero tu senta lo stesso il peso del mio sguardo, il desiderio di questa mia ricerca. Perché io, come te, sebbene nascosti, esistiamo.

Böl, Isola di Brač, Croazia
Agosto 2003

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