Archivio di maggio, 2009
Dentro, una Leica!
1Buffo il caso. Stavolta si presenta sottoforma di macchina fotografica del nonno, ritrovata in un armadio.
Vedo ‘sto coso di pelle invecchiata e mi domando, mentre allungo le mani nella polvere, “Oh cos’è questo?”. Lo tiro fuori, non senza esibirmi in uno starnuto, segno immancabile del troppo tempo passato all’abbandono (e sì che mia nonna si prodiga sempre in strofinamenti e pulizie compulsive!), lo giro e vedo comparire una sagoma familiare. Sembra proprio la custodia di una macchina fotografica, a giudicare dalla sporgenza rotonda più o meno al centro della sagoma. Cosa c’è scritto sopra, impresso nella pelle marrone?
LEICA. Un nome certamente noto a chi mastica un po’ di fotografia.
“Ehi, ma.. vuoi vedere – penso – che questa è la vecchia fotocamera del nonno?” Apro la custodia ed effettivamente ne esce proprio uno strumento fotografico! Obiettivo, incisure dei diaframmi, ghiere in metallo con numeri vari impressi, slitta per il flash, oculari…
Muovo l’occhio verso quello che sembra il mirino e ci metto un po’ a capire come funziona. Sembra fatto di due parti. Come due mirini messi uno accanto all’altro. Ed effettivamente è proprio così! Giocando un po’ con lo sguardo e la testa, capisco che si tratta di un mirino normale affiancato ad uno a telemetro, utilissimo per la messa a fuoco (effettivamente, non essendo una reflex, come altro si potrebbe focheggiare?).
La soppeso e la tocco. Una macchina fotografica è come un corpo da carezzare. Anche il peso, la consistenza, il feeling al tatto fanno la loro parte!
Decisamente mi piace. Certo tutti quegli ingranaggi la rendono un po’ obsoleta ed “ostica” per uno abituato a circuiti elettrici, tasti e touchscreen, ma… mi piace! Dopo l’acquisto dell’Holga (uh!! di cui non ho parlato nel bloghi!) questa sembra poterne rappresentare la madre!
Con buona pace della nonna, mi porto via la macchina per studiarla a fondo. Già capire come fare per scattare non è proprio elementare. A forza di prove riesco a capirci qualcosa (bastava girare una levetta…). Poi perché no, sfruttiamo la tecnologia dei tempi moderni per affrontare il passato! Scartabellando sulla rete trovo direttamente le istruzioni e da alcune tabelle, ed il numero seriale impresso sul corpo della macchina, recupero il modello.

LEICA IIIb. Anno di produzione, dal 1938 al ’40. Mia nonna mi conferma che la fotocamera era stata regalata al nonno prima della II Guerra Mondiale.
Morale della favola. La macchina sembra funzionare… quanto meno i pulsanti si pigiano, le ghiere si girano, l’ottica si muove, il diaframma si chiude, le tendine dell’otturatore sembrano fare il loro porco lavoro!
Non resta che metterci dentro un rullino a quanto pare (tra l’altro, a differenza della più “moderna” Holga, la Leica funziona con rullini da 35mm).
Ma no, troppo facile!
Perché non smontarla, per ripulirla dagli eccessivi segni che il tempo, complice l’aria ed un po’ di umidità, ha deciso di imprimere sul metallo di cui è fatta? E vogliamo parlare dell’ottica praticamente opacizzata (speriamo non siano funghetti)??!
Quindi, nuovamente internet. Leggo il leggibile. La cosa pare fattibile.
Famolo!
Da ieri la Leica è entrata “in officina”. Nuovamente con buona pace della nonna visto che si ciuccerà lei le “sedute di riparazione”. E’ già smontata in diverse parti. Riuscirà a tornare integra e funzionante? Ai posteri l’ardua sentenza!
Ecco qualche scatto prima dello smembramento.




Fotoreportage “Terre d’Abruzzo” e 1 link
0Alti e Bassi è proprio il titolo adatto! Visto che in questo periodo sono a corto di parole (sarà che quel che mi accade intorno mi lascia senza fiato?!), toh! sfruttiamo il bloghi per un po’ di annunci!
ANNUNCIO 1
Habemus pap… ehm… pardon, mi son confuso… quello l’han belle e fatto… riproviamo.
ANNUNCIO 1 (scena 2)
Ho pubblicato su e F F e C o m e F o t o un nuovo reportage fotografico (essendo un fotobloghi…) sull’Abruzzo, frutto di due viaggi in questa regione, ahimé tanto chiacchierata in questo periodo, ma forse anche molto poco conosciuta.
La maggior parte delle foto son state scattate in occasione della prima visita a fine ottobre 2008, durante la quale ho avuto modo, grazie a Luciano, di assaporare (in tutti i sensi) l’aspra bellezza di parte della regione. Le ultime foto sono invece colte a Natale 2009, quando son tornato per festeggiare l’ultimo dell’anno (ne approfitto x salutare anche Federica, Maria, Francesco e la Gina anche se non l’ho mai conosciuta!).
Ho pensato di chiamarlo “Terre d’Abruzzo” e non “Terra” per due motivi: perché i paesaggi rappresentati sono stati colti in diverse parti della regione, ma sopratutto perché le “terre” non sono solo luoghi nello spazio, ma anche presenze interiori. Ogni foto è stata elaborata in postproduzione secondo l’umore che mi suscitava quel determinato paesaggio. Alcune sono caratterizzate da forti contrasti di colori accesi, altre invece sono dei graffianti b/n, in altre ancora i colori si spengono o slavano via come… no, non mi piace spiegare, preferisco sentire le emozioni che suscitano a chi osserva!
Quindi… buona visione!!!

ANNUNCIO 2
Che il papa ce l’abbiamo (ahimé), già l’abbiamo detto, quindi non resta che parlare del link.
E’ ultimato il sito di due amici, Marcella e Bernardo, che da ottobre prossimo partiranno in bici da Modena/Firenze (ci tengono a conservare le proprie origini!) alla volta del Tibet, con la speranza di raggiungere Lhasa.
Dateci un occhio, che meritano!
1 mese fa
