Archivio di giugno, 2010

Solo coi propri demoni

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Demoni mordono la pancia, sbranano le membra, scolpiscono la mente con scalpelli arrugginiti, incidono la pelle del viso, sgretolano le ossa con mani di tenaglia. Il corpo si agita convulso, non trova pace, la mente tenta di fuggire, il pensiero barrisce sollevando una proboscide di incomprensione, galoppa al ritmo forsennato del cuore, ma viene catturato da reti di languore e torna al presente; cerca di fuggire e viene ripescato; boccheggia il pensiero. Come un tuffatore le braccia protendono verso il vuoto dell’ignoto, tentano di afferrare un appiglio immaginario, un punto fermo nel mare in tempesta del dolore. Distress, delirio agitato lo chiamano. Tentativo di fuggire, liberarsi dalla prigione? Tentativo di andare oltre, altrove?

Impotente tieni ferme quelle braccia, cerchi di essere delicato nel tocco, non una catena, ma una carezza decisa. Tentacoli di flebo costringono a non estenderle quelle braccia. Le maglie della rete. Parli, cerchi di dire parole che forse risuonano incomprensibili in quell’inferno, cerchi di calmare. E se fossero solo altre onde ad increspare la superficie del mare forza 9? Osservi quel corpo che si agita la sotto, nel letto, sudato. Ecco l’acqua del mare. Il corpo nuota, cerca di approdare ad una riva e tu lo tieni fermo. Affogato?

Fuggire, vorresti solo fuggire. Scappare assieme, accompagnare quel corpo, correre lungo la spiaggia, all’asciutto, correre insieme sotto il sole, un sole che asciuga, sentire la sabbia che si solleva sotto i piedi, che bolina attorno le caviglie. Ma sono pareti di una piccola stanza in penombra a fare da freno ai desideri, il bip delle pompe che si sostituisce alle sirene del mare. Anche tu sei li, ma vorresti essere altrove. Prigionieri di un gioco delle parti.

Basterebbe un bolo, una piccola iniezione per dar pace a quel corpo, per far placare l’angoscia della mente, per dar pace ed ordine ai pensieri. Basterebbe poco. Voglia di mettersi in gioco, voglia di essere vicini ad un’anima che soffre, voglia di Esserci. Lanciare il salvagente, iniettare un poco di sedativo, contenzione alla sofferenza. Quando non bastano le favole ad addormentare può servire la carezza di molecole attive. La condivisione. E la vicinanza. O no?!

La morte…

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La morte ci trova soli
immersi nei nostri pensieri

Sisters

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Una ballata emozionante dall’album Road Salt One dei Pain of Salvation, che ho amato in un particolare periodo della mia vita, non molti anni fa. Sempre grandi nella loro innovazione ed attenzione per la composizione musicale. Almeno per quel che suona alle orecchie di un non esperto di musica, ma appassionato di sentimenti!

When all are dizzy and happy from too much wine
I leave the party behind
To be alone with my thoughts and this spinning mind
Through this cold night
But there she stands

And she walks like you
And she smiles almost like you
A child of the wild just like you
Yes.

For a second I think I get a glimpse
Of the real her, behind
She’s warm and fragile
With smiles that reach to her eyes
But just this moment,
A change so sublime

If she looked me deep into my eyes
And softly asked me too
I’d be in her bed and in her flesh
And waste a life I knew

So I hold my breath and close my eyes
And focus on the wine
Let this trembling moment pass us by
So I could say goodnight

But then, an impulse
I almost touched her face
Before I pulled back my hand
And we get nervous
We laugh and she spills her wine
Both so awkward, for what’s on our mind

And she talks like you
And she smells almost like you
A child of the wild just like you
But she’s not all you
Even strives not to be you
Just like every sister would do

And perhaps it’s the want
Of you in her eyes
But I want her this one single time
…Just this one time

If she looked me deep into my eyes
And softly asked me too
I’d be in her bed and in her flesh
And waste a life I knew

So I hold my breath and close my eyes
And focus on the wine
Let this trembling moment pass us by
So I could say goodnight

If I’d looked into her eyes
And softly asked her too
She would give herself and give her flesh
And waste a life she knew

So we hold our breath, and close our eyes
And take a sip of wine
But this thirst has emptied every glass
And we should say goodnight

…God, help me say goodnight.

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