Dalle riflessioni sotto l’ombrellone alle riflessioni sotto il colonnato. Sarà che ultimamente mi capita spesso di pensare alla religione ed ai suoi risvolti etici. Sarà che Gaber suonato dalle cuffiette nell’orecchio è sempre un buono spunto. Sarà che il sottofondo del traffico nel viale smuove i pensieri come il moto di un mare oleoso di porto.
Sarà quel che sarà, nel tratto di strada sotto i portici di Piazza della Libertà (il nome sarà propiziatorio?!) pensavo ancora alla Religione. O meglio alle Religioni in un senso più ampio.
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Oblio, senso di vuoto più imparticolato… poche parole per distruggere, annientare un sogno.

La costruzione di un periodo della propria vita si rivela in tutta la sua fragilità, il castello di carte da gioco che crolla al minimo soffio d’aria, al più piccolo spostamento di materia apparentemente inesistente.
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..mi domando, a cosa vale prendersi tanto sul serio?
Avere un cervello così raffinato, crearsi tanti mondi, tante vite, tanti io.
Per cosa? A quale scopo?
Forse quello di elucubrare sotto un cielo stellato col mero fine di tener caldo qualche neurone?
Siamo solo animali. Esseri biologici. Fallibili. Esauribili. Decomponibili. Scomponibili. Immobili.
Sensibili.
Già… sensibili.
Nel senso che sentiamo il peso delle nostre scelte. Nel senso che sentiamo la vacuità delle nostre scelte. Nel senso… quale senso?
Io sento. Io sono?
Altre elucubrazioni. In una gabbia incessante di sensazioni. Nella cella asfittica dei dubbi. Ammanettato dal tormento. Chiuso dal panico. Strangolato dalle domande. Steso dai dubbi.
Io sento.
Ed intorno si muore..
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