Articoli con tag fotografia
Un collage di cieli
0Da due giorni ho cominciato a fotografare il cielo. Mi sono accorto che in molti dei miei scatti l’azzurro, il blu, il magenta, il giallo, il grigio, il bianco dei cieli rivestono spesso i famosi 2/3 della posa. Tra terra e cielo, scelgo quasi sempre di riprendere più cielo, relegando corpi, facce, elementi architettonici, paesaggi, al terzo inferiore dello scatto.
Trovo che il cielo, così come il mare, racchiuda nella sua immensa distesa il fascino delle cose grandi. Non quella grandezza sfrontata e pesante che spesso rincorriamo in simboli fallaci, ma la grandezza naturale di ciò che sempre è stato e sempre sarà. La vastità che aiuta a comprendere il proprio spazio nel mondo, che spinge a capire come noi Uomini siamo in realtà piccoli, nonostamte le nostre smanie di grandezza. Cielo che non a caso è per molte mitologie religiose simbolo di divinità, meta da raggiungere.
Guardo al cielo e guardo al mare, quando ho bisogno di concentrarmi su me stesso. Specchi infiniti per l’enormità di un animo.
Se non è possibile intrappolare l’alito dello spirito (cheché ne dicano i Masai del Kenya), almeno provo ad immortalare lo specchio che sempre ho a disposizione ogni giorno, che la Natura, tramite i miei occhi, mette a disposizione sopra ed intorno a me.
Ecco perché ho deciso di fotografare il cielo. Possibilmente uno al giorno. In momenti casuali della giornata. In posti diversi a seconda di dove mi muovo. Ho dedicato una galleria di Flickr a questi cieli. Quando saranno un numero sostanzioso, vorrei creare la rappresentazione di uno di questi cieli, magari quello che più piace a chi si trovasse a guardare questa distesa di cieli e nuvole, attraverso un collage di tutte le pose collezionate nel tempo.
Follia?!
Probabile….
Nuovo Tema per il Blog!
0Pulizie di primavera.
Da oggi il blog cambia faccia! Nuovo tema, vecchi e nuovi contenuti. Mi ero un po’ stufato del vecchio template, così ho pensato fosse tempo per qualcosa di nuovo.
Anche in questo caso testata e piede contengono frammenti della medesima foto. L’Alto stavolta è “più alto”, essendo un cielo, mentre il Basso è rappresentato da gente in cammino. Ho scattato la foto nelle colline senesi qualche mese fa durante un trekking. Eccola:
Il tema su cui mi sono basato è l’ottimo e, ahimé, quasi inflazionato iNove. Quindi… buona lettura!
Un piccolo screen del vecchio template:

Dentro, una Leica!
1Buffo il caso. Stavolta si presenta sottoforma di macchina fotografica del nonno, ritrovata in un armadio.
Vedo ‘sto coso di pelle invecchiata e mi domando, mentre allungo le mani nella polvere, “Oh cos’è questo?”. Lo tiro fuori, non senza esibirmi in uno starnuto, segno immancabile del troppo tempo passato all’abbandono (e sì che mia nonna si prodiga sempre in strofinamenti e pulizie compulsive!), lo giro e vedo comparire una sagoma familiare. Sembra proprio la custodia di una macchina fotografica, a giudicare dalla sporgenza rotonda più o meno al centro della sagoma. Cosa c’è scritto sopra, impresso nella pelle marrone?
LEICA. Un nome certamente noto a chi mastica un po’ di fotografia.
“Ehi, ma.. vuoi vedere – penso – che questa è la vecchia fotocamera del nonno?” Apro la custodia ed effettivamente ne esce proprio uno strumento fotografico! Obiettivo, incisure dei diaframmi, ghiere in metallo con numeri vari impressi, slitta per il flash, oculari…
Muovo l’occhio verso quello che sembra il mirino e ci metto un po’ a capire come funziona. Sembra fatto di due parti. Come due mirini messi uno accanto all’altro. Ed effettivamente è proprio così! Giocando un po’ con lo sguardo e la testa, capisco che si tratta di un mirino normale affiancato ad uno a telemetro, utilissimo per la messa a fuoco (effettivamente, non essendo una reflex, come altro si potrebbe focheggiare?).
La soppeso e la tocco. Una macchina fotografica è come un corpo da carezzare. Anche il peso, la consistenza, il feeling al tatto fanno la loro parte!
Decisamente mi piace. Certo tutti quegli ingranaggi la rendono un po’ obsoleta ed “ostica” per uno abituato a circuiti elettrici, tasti e touchscreen, ma… mi piace! Dopo l’acquisto dell’Holga (uh!! di cui non ho parlato nel bloghi!) questa sembra poterne rappresentare la madre!
Con buona pace della nonna, mi porto via la macchina per studiarla a fondo. Già capire come fare per scattare non è proprio elementare. A forza di prove riesco a capirci qualcosa (bastava girare una levetta…). Poi perché no, sfruttiamo la tecnologia dei tempi moderni per affrontare il passato! Scartabellando sulla rete trovo direttamente le istruzioni e da alcune tabelle, ed il numero seriale impresso sul corpo della macchina, recupero il modello.

LEICA IIIb. Anno di produzione, dal 1938 al ’40. Mia nonna mi conferma che la fotocamera era stata regalata al nonno prima della II Guerra Mondiale.
Morale della favola. La macchina sembra funzionare… quanto meno i pulsanti si pigiano, le ghiere si girano, l’ottica si muove, il diaframma si chiude, le tendine dell’otturatore sembrano fare il loro porco lavoro!
Non resta che metterci dentro un rullino a quanto pare (tra l’altro, a differenza della più “moderna” Holga, la Leica funziona con rullini da 35mm).
Ma no, troppo facile!
Perché non smontarla, per ripulirla dagli eccessivi segni che il tempo, complice l’aria ed un po’ di umidità, ha deciso di imprimere sul metallo di cui è fatta? E vogliamo parlare dell’ottica praticamente opacizzata (speriamo non siano funghetti)??!
Quindi, nuovamente internet. Leggo il leggibile. La cosa pare fattibile.
Famolo!
Da ieri la Leica è entrata “in officina”. Nuovamente con buona pace della nonna visto che si ciuccerà lei le “sedute di riparazione”. E’ già smontata in diverse parti. Riuscirà a tornare integra e funzionante? Ai posteri l’ardua sentenza!
Ecco qualche scatto prima dello smembramento.




Fotoreportage “Terre d’Abruzzo” e 1 link
0Alti e Bassi è proprio il titolo adatto! Visto che in questo periodo sono a corto di parole (sarà che quel che mi accade intorno mi lascia senza fiato?!), toh! sfruttiamo il bloghi per un po’ di annunci!
ANNUNCIO 1
Habemus pap… ehm… pardon, mi son confuso… quello l’han belle e fatto… riproviamo.
ANNUNCIO 1 (scena 2)
Ho pubblicato su e F F e C o m e F o t o un nuovo reportage fotografico (essendo un fotobloghi…) sull’Abruzzo, frutto di due viaggi in questa regione, ahimé tanto chiacchierata in questo periodo, ma forse anche molto poco conosciuta.
La maggior parte delle foto son state scattate in occasione della prima visita a fine ottobre 2008, durante la quale ho avuto modo, grazie a Luciano, di assaporare (in tutti i sensi) l’aspra bellezza di parte della regione. Le ultime foto sono invece colte a Natale 2009, quando son tornato per festeggiare l’ultimo dell’anno (ne approfitto x salutare anche Federica, Maria, Francesco e la Gina anche se non l’ho mai conosciuta!).
Ho pensato di chiamarlo “Terre d’Abruzzo” e non “Terra” per due motivi: perché i paesaggi rappresentati sono stati colti in diverse parti della regione, ma sopratutto perché le “terre” non sono solo luoghi nello spazio, ma anche presenze interiori. Ogni foto è stata elaborata in postproduzione secondo l’umore che mi suscitava quel determinato paesaggio. Alcune sono caratterizzate da forti contrasti di colori accesi, altre invece sono dei graffianti b/n, in altre ancora i colori si spengono o slavano via come… no, non mi piace spiegare, preferisco sentire le emozioni che suscitano a chi osserva!
Quindi… buona visione!!!

ANNUNCIO 2
Che il papa ce l’abbiamo (ahimé), già l’abbiamo detto, quindi non resta che parlare del link.
E’ ultimato il sito di due amici, Marcella e Bernardo, che da ottobre prossimo partiranno in bici da Modena/Firenze (ci tengono a conservare le proprie origini!) alla volta del Tibet, con la speranza di raggiungere Lhasa.
Dateci un occhio, che meritano!
dalla Nebbia alle Nuvole
Impressionante lentezza
0Correre, più veloci, sempre più veloci. Fare presto, fare prima. Ci muoviamo spesso in maniera sconclusionata, ci affrettiamo alla continua rincorsa delle “cose da fare”. Ci creiamo continuamente mete da raggiungere. Bene. Ma di corsa. Male?
Camminare permette di osservare, capire, farsi domande. Correre ci costringe invece a guardare attentamente davanti a sé, per non rischiar di cadere!
Questi pensieri si sono curiosamente incrociati poco fa mentre leggevo un po’ di storia della Fotografia. Un signore di nome Louis Daguerre, a cavallo tra il Settecento e l’Ottocento, ha inventato un sistema di esposizione fotografica che da lui prende il nome: dagherrotipo.
Uno di questi dagherrotipi è il ritratto del Boulevard du Temlple, visibile da una delle finestre dell’ufficio di Daguerre.

La tecnica fotografica in questione costringeva a lunghi tempi di esposizione. Come tale, tutto ciò che è in movimento sufficientemente rapido sparisce come per magia dal fotogramma. Ecco quindi che, visti i tempi necessari per un dagherrotipo, dalla posa sono evaporati i carri, i cavalli e le persone che sicuramente affollavano il Boulevard in pieno giorno. Di loro restano solo ombre, vaghe macchie sulla lastra di rame.
Tutti? In realtà no. Aguzzando la vista si può osservare che le uniche persone impressionate sono il calzolaio e la persona che si fa pulire le scarpe (in basso a sinistra).
Solo la lentezza, la sobria ripetitività di gesti quotidiani, la guardinga fissità dell’attesa, hanno permesso a questi personaggi di essere immortalati alla storia.
Curioso, no?!


1 mese fa
