Articoli con tag Musica

Sisters

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Una ballata emozionante dall’album Road Salt One dei Pain of Salvation, che ho amato in un particolare periodo della mia vita, non molti anni fa. Sempre grandi nella loro innovazione ed attenzione per la composizione musicale. Almeno per quel che suona alle orecchie di un non esperto di musica, ma appassionato di sentimenti!

When all are dizzy and happy from too much wine
I leave the party behind
To be alone with my thoughts and this spinning mind
Through this cold night
But there she stands

And she walks like you
And she smiles almost like you
A child of the wild just like you
Yes.

For a second I think I get a glimpse
Of the real her, behind
She’s warm and fragile
With smiles that reach to her eyes
But just this moment,
A change so sublime

If she looked me deep into my eyes
And softly asked me too
I’d be in her bed and in her flesh
And waste a life I knew

So I hold my breath and close my eyes
And focus on the wine
Let this trembling moment pass us by
So I could say goodnight

But then, an impulse
I almost touched her face
Before I pulled back my hand
And we get nervous
We laugh and she spills her wine
Both so awkward, for what’s on our mind

And she talks like you
And she smells almost like you
A child of the wild just like you
But she’s not all you
Even strives not to be you
Just like every sister would do

And perhaps it’s the want
Of you in her eyes
But I want her this one single time
…Just this one time

If she looked me deep into my eyes
And softly asked me too
I’d be in her bed and in her flesh
And waste a life I knew

So I hold my breath and close my eyes
And focus on the wine
Let this trembling moment pass us by
So I could say goodnight

If I’d looked into her eyes
And softly asked her too
She would give herself and give her flesh
And waste a life she knew

So we hold our breath, and close our eyes
And take a sip of wine
But this thirst has emptied every glass
And we should say goodnight

…God, help me say goodnight.

Un palloncino contro la maschera

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Festa al circolo di Candeli.
Da molto tempo non ci andavo. Intorno a me, al ritmo della musica, molti ragazzi e ragazze. Più giovani di quelli che ricordo io. Ma certo… sono io che sono un po’ più vecchio adesso rispetto alla media dei presenti. Già, i primi capelli bianchi e la stempiatura sono lì a ricordarmelo!
Ma non è solo questo, non solo una differenza di età, di anni di nascita, no c’è qualcos’altro che differenzia questi ragazzi da quelli che ricordo io.
Sposto lo sguardo attraverso le luci psichedeliche, mentre la voce rauca di Vinicio fa danzare i miei pensieri assieme a quelli di chi mi è attorno e l’alcool li mischia in un’amalgama pulsante.
Cosa avete ragazzi miei? Sembra vi abbiano vestito in camice di forza, le braccia strette da cinghie tirate.
Contenzione firmata Prada, Fendi, marche ricercate. Trucchi pesanti sul viso, gelatine rigide come membri in preda all’orgasmo, vestiti buoni per la domenica da sfoggiare con maliziosa pacatezza.
Atteggiamenti da adulto, in corpi da sviluppare, mascherature di un mondo in competizione, tirate a lucido per il carnevale della vita.
Cazzo, penso, anche qui? In una serata di svago? Questi giocano da grandi, rilanciando alla cieca sugli ideali?! Ma allora stiamo proprio alla frutta!
Poi, come d’incanto, dal soffitto piovono palloncini. Pochi, bianchi, palloncini ad aria.
Ed il gioco si impadronisce di quei grandi bambini che rimbalzano al ritmo della musica.
Un palloncino contro la maschera da adulto. Un gioco per farci ricordare chi siamo. Un gesto semplice della mano, far rimbalzare il palloncino in aria, più in là, verso gli altri, invisibile e leggero legame tra di noi.
Che gioco ragazzi! Ma allora un cuore batte ancora sotto quello strato di cerone che cola assieme al sudore! Ma allora c’è davvero modo e voglia di divertirsi ed esprimere la propria felicità! Di fare un sorriso disinteressato!
Un palloncino contro la maschera. Il gioco da adulti si infrange contro la parete dell’ingenuità. Un nuovo gioco sposta l’attenzione verso se stessi e gli altri.
Qualcosa d’inconsueto, come neve in città, distrae dalla continua competizione della vita. E’ il bambino soffocato troppo in fretta che urla il suo giubilo nel vedere, ancora, un palloncino. Cazzo capite? Un palloncino gonfiabile!
Non dimentichiamoci di farli volare. E divertirsi a rincorrerli e lanciarli in aria! Verso gli altri…

Tajabone

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Era il ’99. Almodòvar firma un altro suo eccellente film, di gran fascino ed enorme successo: “Tutto su mia madre” (“Todo sobre mi madre”).

Vi era una scena in cui la protagonista sorvola in aereo una Barcellona notturna, per poi addentrarsi nelle strade dei sobborghi alla ricerca del padre di suo figlio.
Una melodia incredibilmente struggente e nostalgica fa da sfondo ai velati pensieri della donna, alle aspettative e speranze. All’inizio della ricerca che la porterà sulle tracce del proprio passato.

Tajabone, di Ismael Lo è la canzone.
Il Tajabone è un festa musulmana alla fine del Ramadan (il 27° giorno dei 30), in cui il digiuno lascia il posto alla festa ed alla solidarietà. I bambini vanno di casa in casa a scambiare piccoli regali, cantando e ballando. Ricevono frutti, biscotti e vestiti.
Dalla condivisione di una medesima condizione, il digiuno appunto, la comprensione della comune umanità. E l’aiuto che ne scaturisce.
La canzone stessa racconta della tradizione musulmana per cui si è tenuti a pregare per 5 volte al giorno, velocemente e a digiunare durante il mese del Ramadan. Gli angeli poi chiederanno conto di tutto ciò. Al Tajabone.

Buon’ascolto e buona lettura malincolici naviganti!

TESTO ORIGINALE

Ta…..tajabone de nuy tajabone
Ta…..tajabone de nuy tajabone
Abdu u iambaar gniari malaykala
Ch’awé étchiko daan si séroo
Muomu muhnilda degëm du lingaan
Muomu muhnila degëm woor nga-am
Ch’awé etchiko daanu si seroo
Muomu muhnida degem du lingaam
Muomu muhnida degem woor nga-am
Tajabone de nuy tajabone
Tajabone de nuy tajabone
Wou leij Wou leij
Wou leij Wou leij
Abdu jambaar gniari malaykala
chico woley juge daanu si sero
Muhnila degem du linga’n
Muhnila degem woor nga-am

TRADUZIONE di TAJABONE

Tajabone we’re going to Tajabone
(Tajabone, stiamo andando al Tajabone)

Abdou Jabar he’s an angel coming from the skies to your soul
(Abdou Jabar è un angelo che sta scendendo dal cielo, nel vostro animo)

he’s going to ask you did you pray
(sta venendo a chiedervi se avete pregato)

he’s going to ask you did you fast
(sta venendo a chiedervi se avete digiunato)

he is coming to your soul
(sta scendendo nel vostro animo)

he’s going to ask you did you pray did you fast
(sta venendo per chiedervi se avete pregato, se avete digiunato)

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