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Naviganti del tempo

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barca-a-velaVivere proiettato in un tempo che non è il tuo. Piegato verso il passato, o proteso nel futuro. Ma non saldo nell’Oggi del presente.
Non siamo tutti naviganti del tempo?!
Ingannevole come un miraggio nel sole sa essere il passato, che mischia le carte dei ricordi, confondendo realtà ed invenzione.  Illusorio il futuro quando ti intrappola nei sogni, privandoti della capacità di lavorare oggi per realizzarli un domani.
La navigazione è un percorso. Si molla gli ormeggi, si segue una rotta e si giunge ad una meta. Non può esistere un arrivo senza una navigazione, non una partenza se non è seguita da un percorso. Così il tempo sa essere un inganno se non è inquadrato in un divenire. Una trappola della mente in cui talvolta può essere utile cadere e sentirsene accolti.

Un tempo ho navigato nell’oceano profondo e tempestoso dei moti dell’animo, scosso dai flutti della mente. Ho navigato in tempi lontani dal presente di allora. Tenevo la randa al lasco, diretto verso i ricordi del passato, peraltro ingannandoli di nuove rotte indicate da una bussola senz’acqua. Ho bordeggiato spesso anche nella tesa bolina controvento, cercando di puntare a obiettivi lontani ed immaginari, orizzonti sfumati nel mezzogiorno oltre i quali sperare in un approdo.

Ma il mare non si affronta senza conoscerne gli elementi, le condizioni del tempo. Una barca non si manda senza conoscerne la tecnica.
Ecco perché sono andato a scuola di vela.

Talvolta il vento riprende a soffiare. Un maestrale teso che spinge via lontano. O uno scirocco caldo che tende a languire in bonaccia. Ma sapendo come regolare le vele, sapendo prevedere, la navigazione tiene la rotta che voglio. E non importa se qualche onda improvvisa fa girare lo scafo al traverso. La bussola stavolta galleggia regolarmene puntando verso Nord. Il timone segue la mia direzione.

Oggi, posso dire, navigo nell’Oggi ricordandomi da dove sono partito e seguendo una rotta per dove andare. Finalmente.

Vento freddo dalla finestra

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Sibila il vento attraverso gli infissi, legno marcio verniciato di bianco.
Scricchiola la finestra, difficile chiuderla. Le staffe piegate non combaciano con gli anelli.
Il vento ulula la sua rabbia invernale. Fuori.
Freddo e potenza si gettano nella stanza. Un mare, impalpabile, mi affoga.
Chiudo con sforzo la finestra.
Una delle due staffe non combacia. Il legno è imbarcato.
Sento il vento, là fuori, gridare la sua minaccia.
Allunga una mano oltre lo spiraglio rimasto. Come un ladro, si insinua spalancandola ancora.
Di nuovo. L’onda del freddo mi gela e attanaglia.
Galleggio nuotando contro corrente, aggrappandomi alla maniglia malferma.
Mi spingo in alto con le gambe. Il gelo sul torace rimasto spoglio.
Ancora una spinta, un gesto rapido e la finestra è chiusa.
Legno marcio, infisso da rifare.
Il vento, lo sento, continua ad abbaiare le sue minacce la fuori.
Mosche impazzite sbattono contro il vetro, in un ottuso, ripetuto gesto istintivo.
Sono le particelle d’aria. Le vedo minacciose. Digrignano i denti divertite dalla mia impossibilità a contrastarle. Loro, piccole e maligne.
Di nuovo la carica dell’insieme. E la finestra si spalanca. E la camera si riempie. Ed io sbando, barcollo, mi sforzo.
Non cedo. Nuoto sempre contro corrente come un salmone. Balzo verso le ante afferrandole con mani stanche ma risolute.
Sbatto con rabbia quei vetri sporchi. Cade della polvere di legno.
Adesso il vento si sta placando.
Respiro ansimando. Il vento, per ora, sembra tenuto a bada. Il guinzaglio rimesso al collo. Si accuccia rosicchiando un vecchio osso.
Dovrò riparare quegli infissi un giorno o l’altro.

Cos’è cambiato

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Ricordi i giochi al mare
Gli scherzi d’estate
Avevamo pochi anni
Corte gambe sulla sabbia.

Cos’è cambiato angelo?
Il tempo ha portato
La tristezza sul tuo viso.

Ricordi il sole caldo
La barca, i seni al vento
Le vele bianche in bolina
Cono d’ombra sulla pelle.

Cos’è cambiato angelo?
Perché le tue carezze
Sono lama fredda sul braccio?

Ricordi il chiaro sorriso
Speranza e tormento
Giochi di donna, sguardi e parole.
Malizia e piacere.

Cos’è cambiato angelo?
Non è sangue d’amore
Quel che macchia il divano.

Ricordi le feste in casa
la musica forte
scalze sulla moquette
a ridere di un lui.

Cos’è cambiato angelo?
Perché balli da sola
questa danza di morte?

Perché scavi il corpo
in cerca di un’anima?
Non vedi che il male
ti avvolge più stretta?
Non senti che il peso
ti priva del respiro?

Sfila quel coltello angelo
Guarisci le ferite e asciuga il sangue.
Viviamo altri ricordi.
C’è tutto il tempo del mondo.
Torna a sentire il delicato tocco
delle carezze dello spirito.
Sentirai brividi di piacere sulla pelle.
E caldo. Il caldo del sole.

[A te che passi...]

Rami

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Rami
danzanti al ritmo del vento
Che dondola sogni di gelido inverno

Rami
aggravati dal peso di fiocchi leggeri
Albini in abiti di cristallo

Rami
che pendono al sole brillante
Umidi di raggi infuocati

Rami
Che tremano un freddo d’incanto

Ti scrivo

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E ti scrivo…
Perché parole non siano al vento
Perché carezze non siano fugaci

…ti scrivo…
Perché baci non siano ricordi
Perché pensieri siano anche sostanza

…ti scrivo…
Perché ne ho voglia

E ti sogno…
Già…
perché l’Amore non si scrive

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